Scritto da Andrea De Pieri
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Per anni l’unica ossessione di chi ha un sito web è stato la prima posizione su Google. E questa frase era anche il mantra per ogni specialista del settore; si ottimizzava per le keyword, si costruivano backlink, si guardavano compulsivamente i Core Web Vitals. Oggi, nel 2025, quell’obiettivo non è più sufficiente. Il gioco è cambiato (almeno in parte).
Siamo entrati nell’era dei motori di ricerca che forniscono una singola risposta sintetizzata, attingendo da centinaia di fonti. Motori che non si limitano a scansionare pagine, ma le leggono, le riscrivono e ci “ragionano” sopra: AI overview di Gemini, Comet di Perplexity e altri a venire..
Secondo le proiezioni di Gartner, il 25% del volume di ricerca tradizionale andrà perso entro il 2026 a favore di chatbot AI e assistenti virtuali. Non si tratta di una previsione lontana: i dati di DemandSage mostrano come ChatGPT conti già oltre 800 milioni di utenti setimanali, con una fiducia crescente nelle sue risposte (… anche se…). Parallelamente, il traffico di Perplexity.ai è esploso, crescendo di 12 volte nel solo 2024 e il 2025 sta vivendo una crescita logaritmica.
La spiegazione è semplice: il comportamento degli utenti sta già cambiando. La ricerca di informazioni non è più solo una navigazione tra link, ma un dialogo con un’intelligenza artificiale. La LLM (Large Language Model) SEO è la pratica di ottimizzare i contenuti per essere visibili non solo su Google, ma all’interno delle risposte generate da motori AI come ChatGPT, Perplexity, Gemini (AI Overviews) e Microsoft Copilot.
L’errore più grande sarebbe considerarla una semplice evoluzione della SEO tradizionale. È un sistema di visibilità diverso, ma che condivide alcune pratiche con i metodi del passato.
Il modello decide cosa sintetizzare, cosa parafrasare e cosa ignorare. E la conseguenza è brutale: se non si fa parte della risposta dell’AI, non si ottengono click. Semplicemente, non si esiste.
Il nostro approccio strategico ha dovuto anticipare e adattarsi a questa tendenza, riconoscendo che i modelli AI non seguono le vecchie regole del PageRank. I nuovi fattori determinanti sono: corrispondenza contestuale, indicatori E-E-A-T, densità di citazioni e “resilienza alla sintesi” (la capacità di un contenuto di rimanere efficace anche se riassunto).
La prova di questo cambiamento è nei dati. Uno studio interno di Semrush conferma che oltre il 50% dei link citati negli AI Overviews di Gemini non provenga dai primi 10 risultati organici di Google. L’AI va più in profondità, non si limita a classificare i contenuti, ma li smonta e li ricostruisce.
Per essere citati, è utile sapere che i contenuti devono essere strutturati per essere letti da un assistente AI, non da un utente frettoloso. I modelli premiano:
Chiarezza sulla creatività.
Risposte strutturate (liste, tabelle, sezioni Q&A) sugli elaborati prolissi.
Fonti con menzioni ripetute nel web.
Freschezza e coerenza dei dati.
Abbondanza di contenuti
Quindi nuovo e vecchio si fondono, ma resta una sola certezza: Content is King (cit.)
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